Forse la band più rappresentativa di “Bologna La Rock” anni duemila. Cinque ragazzotti bolognesi (Sandro Amabili, voce e chitarra, Andrea Cristallini, chitarra e tastiere, Roberto Muzzioli, basso e Francesco Salomone, batteria) decidono nel 1999 che il punk rock americano che imperava in quegli anni (leggi Green Day & co.) lo avrebbero potuto suonare anche loro e lo avrebbero fatto anche bene. Il risultato si chiama Forty Winks, anzi: “siamo i Forty da Bolo, bela vez” (intraducibile idioma locale...). Hanno suonato in ogni angolo d'Europa, negli USA e in Giappone con oltre 1000 concerti all'attivo. Non è un caso se nel 2004 vengono premiati al M.E.I. come migliore punk band italiana all'estero. Non è però questo un caso in cui vale l'assunto “nessuno è profeta in patria”, e se nel 2002 negli USA viene ristampato il loro album d'esordio “To the Lonely Hearts” (uscito nel 2001) e la rivista di culto Alternative Press li inserisce tra i 25 migliori gruppi europei insieme ad Hives ed Hellacopters, a Bologna ogni loro concerto diventa una sorta di celebrazione della scena locale. Conta ben cinque album la loro discografia, e l'ultimo “Bow Wow” datato 2011 segna un deciso cambio nelle sonorità della band: la formazione dei Forty Winks è rimasta inalterata negli anni (con l'inserimento nel 2010 del nuovo chitarristra Riccardo Orlandi), ma non sono rimasti uguali a se stessi i musicisti che riflettono nel nuovo disco dieci anni passati on the road. Sembra un paradosso, per un gruppo che si presenta dal vivo con tre chitarristi, affermare che "le chitarre non sono più regine incontrastate" ma è proprio così, un cambiamento che ha lasciato lo spazio a inaspettati, fino ad oggi, slanci elettronici, incusioni nel noise e ammiccamenti all'hip hop. Il futuro è più che mai tutto da scrivere.